Critica del Liberalismo: Intervista in italiano ad Alain de Benoist

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IlParadigma presenta la traduzione della intervista ad Alain De Benoist a cura della nostra redazione. Una lettura ficcante e inedita del liberalismo presente nel recente saggio Critica del liberalismo.

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IlParadigma: Cosa è il liberalismo?

ADB: E’ sempre molto difficile rispondere a questo genere di domande poiché  ci sono diversi liberalismi, inoltre il liberalismo è una ideologia che ha già ormai almeno due secoli dietro di sé quindi non è possibile risolverla in due parole.Possiamo dire che il liberalismo è un po’ l’ideologia dominante della modernità, ciò che ha portato le diverse ondate di modernità. Pertanto bisogna risalire un po’ più indietro il filosofo/teologo inglese John Millbanck afferma che il liberalismo è fondamentalmente un errore antropologico e credo che sia piuttosto vero.Perché è un errore antropologico? Perchè  la concezione che offre il liberalismo dell’ uomo è parziale.La concezione liberale dell’uomo è allo stesso tempo individualista ed economista cioè la terra è per il liberalismo popolata da individui. I popoli, le culture, le nazioni, le civiltà non hanno una esistenza in quanto tali; non c’è altro che l’individuo che è la chiave generale di ogni cosa, ma non possiamo porre tale definizione dell’uomo se non a partire da una astrazione ovvero l’uomo sarebbe l’essere che può vivere ovunque e in ogni luogo. Nella vita reale le persone non sono di ogni luogo, sono di un luogo preciso, hanno dei legami, sono radicate in comunità, dentro culture di appartenenza. Inoltre il liberalismo è un economismo cioè l’uomo sarebbe mosso unicamente dalla ricerca permanente del suo maggiore interesse materiale e di conseguenza il comportamento più naturale dell’essere umano sarebbe l’egoismo. Ebbene sappiamo a sufficienza che l’essere umano è fortunatamente ben più complesso … ecco ho tentato così di dare una definizione forse un po’ sommaria del liberalismo.

IlParadigma: Questo è il paradigma della modernità?

ADB: Sì, credo che si possa superare questo paradigma in quanto è semplicemente un paradigma ormai senza fiato ha fatto il suo tempo. Ha ormai detto tutto quello che poteva dire e allo stato attuale il suo discorso è in crisi: Sul piano economico il capitalismo si trova in una situazione disastrosa. Tutti assistiamo a una crisi generalizzata su scala mondiale ben più grave di quella del 2008 per delle ragioni complesse che non vorrei sviluppare in questa occasione e sul piano politico c’è una crisi profonda delle democrazie liberali partitocratiche e parlamentari. Attualmente tutti i grandi movimenti sociali come abbiamo visto recentemente in Francia con i “gilets jaunes” si sviluppano indipendentemente dai partiti e ciò che si chiama populismo, in mancanza di meglio, è una ondata generale che sta sommergendo l’Europa intera e le cui principali vittime sono i partiti tradizionali che si trovano a essere ridotti quasi a zero dall’insorgenza progressiva di queste nuove ondate. Ebbene questi partiti, questi vecchi partiti governativi, che non lo sono più, erano i vettori un tempo delle ideologie liberali e del divario tradizionale sinistra destra. Divario che era orizzontale: c’era la sinistra, la destra e una specie di cursore che si spostava tra le due parti. Attualmente questo divario orizzontale sta scomparendo a favore di un divario verticale tra il popolo e le élite lontane dal popolo. E’una distribuzione completamente nuova che segna l’inizio della fine del liberalismo.

IlParadigma: La modernità e il capitalismo sono focalizzati sulla crescita senza limiti. E’ questa una importante questione sia presente che futura.

ADB:  La crescita è un’ossessione dei tempi moderni  precisamente perché l’essenza del capitalismo  è una essenza che lo porta alla negazione dei limiti, alla illimitatezza e la negazione dei limiti  ha una parola d’ordine che è sempre più,  sempre più crescita, sempre più mercato, sempre più trasporto di merci, sempre più profitto,  sempre più capitali che si riproducono  dando nascita a delle somme di capitale sempre più  grandi e questo mondo che corrisponde a quello  che i Greci chiamavano la smisuratezza, l’hybris  è attualmente in crisi poiché non si può continuare  a far finta che i limiti non esistano in tutti gli ambiti  come anche non si può dimenticare come  le frontiere  siano anche esse dei limiti, il capitalismo vuole sopprimere  anche le frontiere poiché la sua parola d’ordine è lasciar fare, lasciar passare, libera circolazione degli uomini,  dei capitali, delle merci – ciò che tra parentesi spiega  d’altra parte il modo in cui l’immigrazione è stata incoraggiata  dagli imprenditori e dal sistema capitalista e di conseguenza  siamo arrivati al limite che non si sarebbe voluto raggiungere,  non si possono certo far crescere gli alberi fino al cielo,  e la crescita materiale non può crescere all’infinito  in un mondo finito e il pianeta terra è un mondo finito/definito e questo mette in discussione tutto il nostro modo di vivere, il nostro rapporto con l’economia, con la politica –  che a mio parere deve dominare l’economia che mette in causa il nostro rapporto con la natura  ed è per questo che la presa di coscienza  per la causa ecologica ha un peso così importante attualmente soprattutto presso le giovani generazioni.   (Poi dobbiamo considerare ) due cose: la prima è la mondializzazione.La mondializzazione  non è un movimento a senso unico, la mondializzazione  è una dialettica ovvero omogenizza, unifica e allo stesso tempo  crea delle nuove frammentazioni che si traducono in conflitti  che tendono a diventare sempre più forti.  All’interno delle società si assiste ad un inasprimento  della violenza, come tu dici, e mi chiedi se questa violenza possa aumentare ancora?  Eh si purtroppo sì, per diverse ragioniPrincipalmente perché  siamo in un clima di radicalizzazione generale   sia da una parte sia dall’altra, le stesse cause producono  gli stessi effetti, l’immigrazione genera delle reazioni  sempre più violente e queste reazioni si riproducono  a catena aggravandosi e d’altronde sul piano sociale assistiamo al fatto che i ricchi sono sempre più ricchi, i poveri sono sempre più poveri e la linea di demarcazione tra le grandi metropoli in cui si crea la ricchezza e il lavoro,  e le regioni periferiche e le classi popolari diventa sempre più ampia,  in quanto le classi popolari non credono più ne’ ai partiti  ne’ ai sindacati come lo ha mostrato la rivolta dei “gilets jaunes”  che è stata interamente spontanea in Francia.  Si vive attualmente un malcontento che si generalizza,  un incendio che si può accendere alla minima fiammella,  penso che i “gilets jaunes” in Francia siano stati una ripetizione,  o meglio un’anticipazione di ciò che succederà  in tutta Europa negli anni a venire su larga scala.

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