Da tempo oggettività ed empirismo hanno ceduto il passo al libero arbitrio. Per questo la Grande Scienza è, oggi più che mai, un’arma devastante nelle mani di pochi. Con essa l’uomo che la detiene domina il mondo e modella la vita e la società a suo piacimento, senza opposizioni o resistenze di sorta. Scientismo e tecno-fascismo sono quindi i termini che indicano questa nuova condizione dove ogni aspetto dell’esistenza è subordinato alla potenza di fuoco di questa materia oscura, inaccessibile, arbitraria, strumentale, politica. Per questo bisogna prendere per buone le parole del Vice Ministro Sileri, quando dice che siamo in guerra. Egli dice il vero. E senz’altro tutti gli indicatori economici lo confermano e ci aiutano a capire chi la sta vincendo. E in più, ora, con maggiore precisione, sappiamo che milioni di vite, di corpi, economie, futuro e libertà, sono state sacrificate sull’altare della modernità per scopi ben precisi, che nulla hanno a che fare con la salute pubblica. Che l’obiettivo di questa guerra asimmetrica è prima di tutto l’essere umano. Cioè noi. E che una pressione particolare è stata esercitata contro chi a questa mutazione e a questo futuro già scritto, si è opposto e continua ad opporsi con forza. Il carnefice tuttavia rimane nascosto. O quasi. È, per definizione, “invisibile”. Per molti di noi si è celato dietro quel “io so, ma non ho le prove” di pasoliniana memoria (anche se è opportuno ricordare che chi queste prove le ha cercate e in parte fornite, è rimasto inascoltato o deriso dai più). Dunque cosa cambia, ora che la perentorietà degli eventi ci svela la mano, il mezzo, il fine e la vittima di questa “guerra invisibile”? Nulla, o quasi: giacché il soggetto inabissato nelle trame della psicopolitica attuale non ha occhi per vedere oltre il simulacro. Intuito e coscienza saranno le sole caratteristiche a giocare un ruolo fondamentale. Sono tutte caratteristiche umane. Le sole capaci di rompere l’incantesimo, di creare l’imprevisto. L’anomalia. Le sole in grado di condurci verso “le vestigia del reale”. I prossimi passi saranno i più decisivi: perché quella che ora ci viene presentata come “soluzione” non è che un’ulteriore passaggio verso la deflagrazione che da decenni sta spianando la strada al postumano. Perciò da qui in poi anche il sovranismo ha l’urgenza di assumere un significato tutto nuovo. Uno che sappia superare il limite della sola pretesa d’indipendenza economica, politica e geografica: perché quando tutto si è spostato nel regno della biologia, il nuovo confine da difendere è il corpo.

Giancarlo Cutrona

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