L’essere umano sotto la nostra civiltà, dice la propaganda che ogni giorno ci rincorre, è il più fortunato di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Tra le varie fortune avrebbe una serie di mirabolanti “diritti” a garantirgli l’esistenza. Diritti però tanto pretenziosi quanto vaghi e inconsistenti – se non addirittura che, nel momento cruciale, gli si rivoltino contro. Così, per esempio, in una situazione sanitaria magari particolare, tutta la mandria dei “cittadini” viene rinchiusa negli stalli insieme ai propri diritti, a pura e semplice discrezione dei mandriani. Cominciamo, per considerarne qualcuno, dal più patetico di questi diritti: il “diritto alla salute”. La condizione di salute, naturalmente, può essere stabilita in maniera oggettiva dalla Scienza, e realizzata effettivamente dalla Tecnica. Il diritto alla salute è perciò da intendersi come diritto ad essere tenuti in salute. L’essere tenuti in salute ha intanto un costo: per giustificare questa spesa – e per non aggravarla magari – i comportamenti privati dovranno essere regolamentati e tenuti sotto controllo. Il diritto si rovescia in obbligo e posizione controllata. Anziché favorire la nostra centralità personale tende ad annullarla. Poiché abbiamo diritto alla salute ci può essere indicato e preparato uno stile di vita da seguire; poiché abbiamo diritto alla salute psichica potremmo essere sottoposti a delle verifiche ed eventuali correzioni. C’è tutto un sistema sofisticato che provvede a tenerci in salute – o più probabilmente, a curarci quando ci ammaleremo – perciò sarebbe ridicolmente retrograda la pretesa di conservare conoscenze e capacità di autocontrollo della propria salute. Il concetto di “diritto” sembra spostare il proprio senso: dall’indicazione di possibilità e tutele individuali all’indicare il vantaggio di stare in una situazione complessiva a cui vengono garantite certe caratteristiche. Il che – magari in situazioni di “emergenza” – potrebbe significare degli obblighi individuali effettivi a fronte di un “diritto” generalizzato e quindi generico.
C’è poi il “diritto all’istruzione”, e qui vale se non altro il pregio di una certa chiarezza: c’è anche l'”istruzione obbligatoria”. Non si parla almeno di diritto all’educazione, la quale nel riferimento etimologico è ex-ducere, cioè far emergere quel che vi è dentro, quel che si ha di proprio ed autentico. No, è proprio diritto all’istruzione, come le “istruzioni” che vengono date agli elaboratori elettronici. In sostanza, il diritto ad essere conformati. Un bel diritto non c’è che dire. Un po’ tutti i “diritti” si compendiano, infine, in un diritto che, se pure magari non manifestato esplicitamente, sembra largamente entrato nelle teste: il “diritto alla sicurezza”. Il diritto deve valere in generale per tutti, quindi in tutto il contesto sociale non devono esserci minacce alla sicurezza. Si giunge così in fondo alla catena dei “diritti”, al termine della quale sta ciò che si preannunciava già dall’inizio: il controllo sociale totale.
Detto questo, terrei presente d’altra parte che sino a quando c’è il Diritto sta bene che ci siano delle norme che tutelano certe posizioni e situazioni, determinando quelli che possiamo chiamare diritti giuridici soggettivi; fintanto che ci sia il lavoro salariato va bene che ci sia il diritto a un minimo di retribuzione, a certi periodi di riposo, a certe condizioni lavorative… Cioè però qualcosa di specifico, riferito a questioni ben individuate e concrete; qualcosa di ben diverso dalla vaghezza pretenziosa e in realtà del tutto ambigua degli pseudo-diritti come quelli di cui ho detto.
C’è però un diritto che, sia pure di tipo generale, considererei con interesse: quello che chiamerei “diritto all’autosussistenza”. Il diritto ad avere disponibilità di una certa quota di territorio e di risorse naturali sane. Con questo verrebbe delineata secondo me una prerogativa umana fondamentale. La disponibilità di qualcosa che sussiste originariamente, quindi dovrebbe essere accessibile a tutti e a ciascuno; a ciascuno poi il compito di trarne il proprio vivere, con la solidarietà certamente delle persone che ha intorno. Questo diritto contemplerebbe il diritto di autoprodurre, autocostruire, realizzare da sé il necessario alla propria vita economica, senza bisogno di “concessioni” burocratiche, di ricorsi obbligatori a specialisti tecnici da pagare, per cui aver bisogno di denaro per cui doversi mettere a disposizione…

Enrico Caprara