In Italia la classe politica è talmente debole, impotente, ininfluente e succube di interessi privati di ogni sorta che ha capitolato di fronte a una malattia di certo non particolarmente “domestica” (almeno nelle prime fasi dell’epidemia) ma che ancora un cinquantennio fa sarebbe passata quasi inosservata, per molte ragioni, di carattere non solo sanitario ma anche culturale. La politica ha capitolato e ha abdicato a questi personaggi: ai Crisanti, ai Guerra, ai Lopalco, ai Burioni, ai Ricciardi, ai Neil Ferguson, ecc. Ciò significa che tutte le stupidagini divisive che abbiamo sentito nel 2019 sul fascismo, sul totalitarismo, ecc. erano giusto questo: banalità, parte del teatrino sempre più virtuale della politica spettacolo. Il crollo della politica, cioè la trasformazione della politica in spettacolo, ha dato vita al regime terapeutico-globalista, il modello amministrativo-militare che, per gestire la transizione al capitalismo di quarta fase (e per vendere vaccini), necessita di un tributo di sangue: la salute psichica degli italiani. Lo stiamo pagando, lo pagheremo ancora. Ma… C’è sempre un ma. Le nuove élite dello Stato terapeutico-globalista stanno preparando, consapevoli o meno, le basi per una ribellione diffusa in Italia. Un nuovo confinamento, infatti, non sarà più tollerato. I fautori del nuovo “lockdown” sono l’equivalente odierno della corte di Versailles che, nel 1789, ballava i minuetti a Palazzo mentre il popolo si accingeva a prendere la Bastiglia.

Paolo Borgognone