Non vollero chiudere le frontiere fra l’Italia e il resto del mondo, perché il mondo è di tutti. Ora anche per spostarci da un paese all’altro dobbiamo portare la giustificazione, mentre anche paesi del terzo mondo negano l’ingresso agli italiani. Avevano paura che la gente non andasse più nei ristoranti cinesi, e ora tutti i locali sono deserti e dopo le sei vige il coprifuoco. Vollero abolire le dogane, e ora manca poco che ripristinino la cinta del dazio. Temevano che l’epidemia con gli occhi a mandorla e le ali di pipistrello provocasse un’ondata di xenofobia, e ora abbiamo la pandemia. Accusarono chi invitava alla prudenza dinanzi al virus di allarmismo o peggio di fascio-leghismo, e invitarono la gente a visitare i musei e a officiare il rito dell’happy hour, sostitutivo delle antiche processioni. E ora per impedire un’ulteriore diffusione del contagio sono costretti a consegnarci in casa e ad abolire la stretta di mano, come aveva fatto più di ottant’anni fa un certo Starace. Per rassicurare il volgo lasciarono capire che il Coronavirus non era preoccupante, perché colpiva soprattutto gli anziani; ma poi, dovendo chiudere le scuole, sono stati costretti a delegare proprio ai nonni, più a rischio contagio, la cura dei bambini. Non vollero mettere in quarantena chi veniva dalla Cina. Ora sono costretti a mettere in quarantena un’intera nazione.
In Italia nel corso degli ultimi giorni ci sono stati molti, troppi funerali. Ma, quando l’epidemia sarà finita, dopo avere rispettosamente e rigorosamente osservato le norme per la prevenzione del contagio, speriamo di poterne celebrare un altro: quello della dittatura del politicamente corretto e di un’idea distorta della globalizzazione.

Enrico Nistri