Al missile terra aria lanciato ieri dal presidente della BCE Christine Lagarde, il ministro dell’Economia Gualtieri ha replicato ore dopo, quando l’ecatombe di tutti i mercati avevano obbligato la Lagarde a metterci una pezzetta fradicia.
Di fronte alla frasetta sibillina per cui “non si consentirà che lo shock derivante dalla diffusione del Covid-19 possa provocare una frammentazione del sistema finanziario dell’area euro,” il nostro Ministro dell’Economia ha potuto scodinzolare sollevato, dicendosi soddisfatto della “opportuna precisazione della presidente della Bce”.
Ora il punto di fondo di tutta questa vicenda è semplice.
Tutti sanno che è in arrivo una devastante bastonata economica, che colpirà tutti e farà più male dove c’è meno carne per attutire intorno alle ossa (paesi e persone).
L’Italia però ha tutte le risorse umane, economiche, industriali e culturali per uscirne viva, e persino migliore.
Può farlo se riuscirà di nuovo a percepirsi in modo unitario, come un paese in cui nessuno viene lasciato cadere nel vuoto e in cui tutti danno il proprio contributo al meglio delle proprie capacità.
La vera insidia è però rappresentata da quella classe politica, di cui Gualtieri è un eminentemente rappresentante, che non può né vuole immaginare l’Italia come una nazione, o gli italiani come un popolo, ma riesce ad immaginarli solo come funzioni collaterali di un sovrano estero.
Esiste una secolare tradizione italica di cortigiani che pur di mantenere le proprie prebende erano disposti a dichiarare la propria fedeltà a qualunque potenza estera, purché fosse capace di mantenerli in sella.
Non è una tradizione estinta.
Ecco, questo ceto politico, il “partito estero”, trasversale a molti partiti nell’attuale parlamento, è ciò che può disunire qualunque sforzo, zavorrare qualunque iniziativa, minare ogni speranza.
L’Italia può farcela, ma non ce la farà se aspetta la salvezza da graziose mance dei sovrani esteri, non ce la farà se accetta di farsi guidare da chi non crede al proprio paese.

Andrea Zhok