Il giochino verbale e verboso di Beppe Grillo è piuttosto semplice da capire. Le offese ai romani “topi de fogna” sono fumo negli occhi. La sostanza è altra. Con la solita mossa da istrione, l’ex show-man di mamma Rai ha dato il ben servito alla sindaca michelangiolesca, nonostante l’eloquio travolgente e le comprovate capacità gestionali che dovrebbero elevarla al rango di statista (la troveremo comunque in Parlamento nella prossima legislatura, stato di emergenza e DPCM sugli affetti stabili permettendo). Lo ha fatto per romana pìetas di quei “topi de fogna” che le opere d’arte proprio non riescono a capirle? Dubito. La presenza della sindaca michelangiolesca non giova alle intese presenti e future con le truppe piddine il cui elettorato riflessivo e riflettente deve già ingoiare abbastanza rospi giallognoli ed è “sorprendentemente” schierato, in evidente maggioranza, con la fazione trasversale dei “topi de fogna”. Ciò nonostante, siamo grati al grillino Grillo, novello doroteo, per averci restituito con efficace metafora un mito fondante della nostra infanzia. PS: Per sopravvivere, nella realtà, i topi (che sono animali intelligenti) fanno l’esatto opposto di ciò che abbiamo visto ieri. Sacrificano il più vecchio, non la più giovane.

Valerio Cutonilli